Figlio del pittore Giovanni Fortunato, Gian Paolo Lolmo nasce attorno al 1550 a Bergamo, la data non è certificata ma rilevata da riscontri documentari come l’atto di morte del 1595, dove si riferiva anche l’età raggiunta dal pittore di 45 anni. Godette fama di pittore ma a causa della scarsità di notizie fu quasi dimenticato. Non si hanno notizie circa la sua formazione ma è credibile pensare che i primi insegnamenti li abbia ricevuti dal padre, disegnatore calligrafo. Sembra anche, ma non confermato, la possibilità di un suo apprendistato presso la bottega di Giovan Battista Moroni. Si ipotizza anche, vista la mancanza di riscontri, che la formazione del pittore sia avvenuta al di fuori dell’area lombarda, Roma Firenze. All’interno del suo ridotto catalogo sono ricondotti ad una fase giovanile, l’esecuzione di uno stendardo cerimoniale raffigurante da un lato l’annunciazione e dall’altro l’assunzione della vergine (coll. privata BG). Stesso discorso stilistico vale anche per  la Madonna in Gloria con i ss Michele Arcangelo, G.Battista, Antonio da Padova e Maddalena (S. Maria delle Grazie BS). Nel 1576 riceve l’incarico dal Consiglio della città di Bergamo per l’esecuzione della pala per la Cappella del Voto in Santa Maria Maggiore, raffigurante la Madonna in gloria con il Bambino e alcuni santi. Per la stessa chiesa esegue altri lavori quali, il serpente di bronzo, la caduta della manna, la fede e la speranza destinati alla cappella del Santissimo. In questo periodo Lolmo ha circa trenta anni ed è un pittore che gode di una buona reputazione e  prestigio. Presso la villa dei Marchesi Terzi di Gorle dipinge una serie composta da sei tele di cui quattro raffiguranti le stagioni e due la punizione di Amore e Venere oltre Adone. Nel 1582 lavora presso il convento di S. Agostino a Bergamo per il quale esegue la pala d’altare che raffigura la trinità. Lolmo è attivo anche fuori città, precisamente per la parrocchia di Mazzoleni, frazione di S. Omobono nel 1588, con una Madonna col Bambino e santi,  e presso la chiesa di di S. Rocco a Calcinate, con una Madonna in trono con il Bambino e i santi Vittore e e Antonio Abate. Dai suoi dipinti si evince che il Lolmo non ha viaggiato molto, al massimo in qualche città lombarda quale Brescia, Milano o Cremona. A lui sono riconducibili anche alcuni ritratti come quello dell’arch. Paolo Berlendis, 1592 (civica A. Mai), il ritratto di gentildonna seduta (Accademia Carrara), il ritratto di Alessandro Alberti con un paggio (coll. Kress-Washington), l’incredulità di S. Tommaso nella chiesa di Santa Caterina e infine il ritratto di Paolo Berlendis e dei suoi figli (palazzo municipale di BG). Nel 1594 assieme al Salmeggia e a un certo figliol di Joachin partecipano ad un concorso per dipingere una tela da posizionare sopra l’organo di S. Maria Maggiore,  l’incarico verrà poi affidato al Salmeggia. La morte sopraggiunge l’anno dopo, il 19 novembre 1595, avvenuta in modo assai improvviso.
dalmine, maggio 2019   fac/

 

q133allegorie prim est     q134allegorie aut inv   q135mose preghiera 
Allegoria della primavera
Allegoria dell'estate
  Allegoria dell'autunno
Allegoria dell'inverno
  Mosè: serpente di piombo
Preghiera (santa M.Maggiore)
         
q138madonna    q136madonna manna    q137ritratti 
 Madonna col bambino tra
S.Pietro e S.Lorenzo
  Madonna col bambino tra
Rocco e Sebastiano
Raccolta della manna
  Ritratti di Alessandro Alberti e
Irene di Spilinbergo