Le sette parrocchie e le chiese di Dalmine.


La Chiesa Parrocchiale di Sforzatica S. Maria d’Oleno:

   
         
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E’ una chiesa molto antica, probabilmente costruita su antichi resti romani, risale a prima del 909 e può essere considerata l’edificio più antico e di maggior rilevanza artistica presente sul territorio dalminese. L’attuale struttura invece si colloca nel Medio Evo soprattutto per la somiglianza con antiche basiliche romane. Essa è sorta sulle rovine o presso le rovine di un antico tempio pagano dedicato a deità campestre (Bacco o Cerere). Durante i lavori di ristrutturazione, nei vari periodi, si sono avuti diversi ritrovamenti, (ora custoditi nel museo di Bergamo): una base decorata a festoni, un’ara cilindrica, un fusto di colonna scanalato etc. La chiesa fu consacrata nel 1595 da parte del Vescovo Milani. Una volta nella chiesa c'era un pozzo con acqua che nella festa della Natività di Maria, l'8 sett. 1635 guarì un bambino. Da allora è iniziata la devozione alla Madonna della Natiività. Nell’anno 1907, nei mesi estivi, il parroco della chiesa fu Don Angelo Roncalli, (futuro Papa 1958÷1963, San Giovanni XXIII). La chiesa è a unica navata lunga m 17 e larga m 8, il coro e il presbiterio occupano altri 10x6 m. Una cupola ottagonale copre l’altar maggiore e vi è dipinta l’incoronazione della vergine, mentre nelle mezzelune sottostanti sono rappresentati i misteri: ne è autore il pittore Calandra. La torre campanaria fu costruita tra il 1621 e il 1629 abbattendo l’esistente, sulla sommità della stessa è stata posta, in un secondo tempo, la statua della Madonna,  Alla stessa epoca appartengono la costruzione del portico e il sovrastante loggiato addossati alla facciata della chiesa e al lato sud. Il loggiato fu in seguito ridotto ad alloggio tra il 1707 e 1714. Il coro e la sacrestia furono costruite nel periodo 1633-1639 e nel 1746 il coro fu ridotto a forma semicircolare ad opera di Pietro e Antonio Pirovano. Altri dipinti importanti sono: Addolorata con Cristo morente, attribuita a Gian Paolo Cavagna; Maria Vergine; San Francesco Saverio; La Immacolata; Maria Assunta dagli Angeli; Sposalizio di Maria Vergine; San Giuseppe che vezzeggia Gesù Bambino; Angelo Custode che guida un fanciullo e Beata Vergine del Rosario; le ultime tre sono attribuite sicuramente a Francesco Cappella. Gli stucchi all'interno sono di Antonio Camuzio (1717). Le campane: un primo concerto di 5 campane, fuse dalla ditta Monzini nel 1854 e benedette dal vescovo Speranza il 30 agosto 1860, requisite nel 1941, su ordine del regime fascista, sono poi state rimesse con un nuovo concerto nel 1952 - Concerto di 5 campane in Fa mag, fuse dalla Fonderia Giorgio Pruneri di Grosio (SO) nel 1952 e consacate da mons G. Maggi il 20 dic. stesso anno.  Va ricordato che nel 1962 sono crollati la facciata e il porticato, che in seguito furono ricostruiti integralmente com’erano prima del crollo e come sono visibili oggi. Sul piazzale della chiesa un bel monumento al Papa bergamasco Giovanni XXIII, futuro santo, opera dell'artista Alessandro Verdi eseguito su tubolare Tenaris nel 2000. Da ammirare il bel volto sorridente del Papa Buono.


 

La chiesa parrocchiale di Guzzanica:    

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A sinistra e al centro la nuova chiesa che è stata inaugurata nel 2004 e dedicata a Papa Giovanni XXIII (papa Roncalli). Sul piccolo campanile è stato montato un concerto di 6 campane, di cui la più piccola fissa, in Reb4, fuse dalla Fonderia Allanconi di Ripalta Cremasca (CR) nel 2004 - Concerto solenne delle 5 campane maggiori (in elettrico-manuale). A destra la chiesa vecchia di S. Vito, Modesto e Crescenza (martiri). Nota fin dal 1260 apparteneva alla pieve di Lallio. Tra le fonti di carattere generale esiste menzione di una chiesa, in località Guzzanica, fin dal secolo XIII. In una lista delle chiese di Bergamo, sottoposte a censimento deciso dalla Santa Sede circa nel 1260, infatti, era inserita nel primiceriato di Lallio. Nel 1304 tra i partecipanti al Sinodo diocesano è attestata la presenza di “Petrus de Roetta clericus” della chiesa di San Vito e Modesto di Guzzanica. Un’ordinanza del 1360 di Bernabò Visconti riportava una “nota ecclesiarum”, delle chiese e monasteri di Bergamo, specificandone le rendite e la tassa, nominando di ogni beneficio il titolare. In questa fonte si trova attestazione della chiesa di Guzzanica, nella pieve di Lallio. Nella giurisdizione sulla chiesa di Guzzanica, nell’epoca post-tridentina, si susseguirono dapprima la parrocchia di Sabbio e poi quella di Sforzatica S. Maria d’Oleno. Durante la visita pastorale del Vescovo Giovanni Emo, la comunità di Sforzatica S.Maria e la Chiesa di Guzzanica erano citate come rette e curate dallo stesso parroco (Visita Emo 1612-1613). La contrada di Guzzanica assunse una sua indipendenza solo 1958 quando, per divisione delle parrocchie di Sforzatica S. Andrea e S. Maria, venne a costituirsi un vicariato autonomo (1958), poi eretto canonicamente in parrocchia (31 marzo 1965).


 

La chiesa parrocchiale di Sabbio Bergamasco:

     
         
   
         
 
 
   

Non è possibile precisare l’epoca e il fondatore della parrocchia, di sicuro nel 1398 la parrocchia di Sabbio, assieme a quella di Mariano e Sforzatica S.A. già esistevano perché, come da “Notitia cleri mediolanensis” doveva pagare “tasse” come “Cappella de Sabbio” alla diocesi di Milano dalla quale fu smembrata e aggregata alla Diocesi di Bergamo nell’anno 1784. Da segnalare la visita di San Carlo Borromeo il 27 settembre 1566 che benedisse la minore delle campane della chiesa. Una bella settecentesca chiesa col suo campanile pendente e portante il leone alato di Venezia è stata costruita nel 1741, come asserisce Maironi da Ponte. La chiesa (sulla destra), fu consacrata con il titolo di San Michele Arcangelo nell’aprile del 1754 dal vescovo Casimiro de’ Rossi. L’esterno è in stile romano e l’interno in stile Barocco, fu costruita dopo la demolizione della vecchia chiesa.  Nella costruzione della nuova chiesa fu usato un solo pezzo della vecchia chiesa demolita, l’architrave della porta con scolpito “Frater Luonardus Calepius Patronus an. MDVII”. Da questo qualcuno potrebbe pensare che la vecchia chiesa fosse dedicata al suddetto frate, invece è sempre stata dedicata a San Michele Arcangelo. Il frate era semplicemente il provveditore, il tutore, il responsabile della chiesa.  Nella sacrestia di S. Michele, ristrutturata a nuovo, sono stati recuperati degli affreschi “macabri”. Si tratta di due affreschi raffiguranti Cristo in croce, e la morte sotto forma di scheletro che trattiene un assassino nell’atto di uccidere un viandante, inoltre nella chiesa sono conservati due dipinti di G. Paolo Cavagna. Il campanile della chiesa di S. Michele è pendente e porta il leone alato di Venezia; ha una particolarità: l’orologio è posto su una sola facciata e più alto rispetto alla posizione originale e, inoltre, i numeri sono moderni e non numeri romani, sembra per aiutare i contadini a verificare il tempo d’uso dell’acqua d’irrigazione. Di notte l’orologio era illuminato da una lampada. All’epoca della visita pastorale del vescovo Speranza (1857-1865), si annotava che sarebbe stato opportuno aggregare alla parrocchia di Sabbio la contrada di Guzzanica, appartenente alla parrocchia di Santa Maria d’Oleno nonchè la cascina Beroa di Levate. Nella parrocchia era eretta la sola confraternita della dottrina cristiana e, verso la metà del XIX secolo, si contavano 265 anime. Nel 1957, quando tutte le parrocchie del comune di Dalmine si costituirono in un nuovo vicariato foraneo, Sabbio, stralciato dalla vicaria foranea di Verdello, entrò a farne parte (decreto 13 maggio 1957).  Sul campanile un concerto di 5 campane in Fa#3 – fuse dalla fonderia Giorgio Pruneri di Grosio (SO) nel 1953 e consacrate dal vescovo G. Maggi.
Nella sacrestia della vecchia chiesa di San Michele in Sabbio vi sono due dipinti macabri di autore ignoto. Questi dipinti ebbero diffusione dopo la peste del 1630. Nel dipinto un assassino uccide un viandante e dietrio la morte che aspetta. Una delle morali:  “Ricordati tu che dai la morte, non sfuggirai alla morte”

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Nuova chiesa: Il 17 ottobre del 1960, si diede inizio alla costruzione della nuova chiesa parrocchiale (foto a sinistra), che fu consacrata il 29 aprile 1963 dal vescovo Giuseppe Piazzi e che la dedicò a San Michele e al Santissimo Redentore. Edificio dal tipico profilo padano a capanna, con strutture e travature in cemento a vista, costruita dalla Ditta Ferretti di Dalmine su disegno dell’ing. Franco Mazzoleni. Chiesa a pianta rettangolare, larg. di m16 ed una lung. da porta a balaustra di 25,85, superfice platea mq 445 con capienza di ca 1.400 persone, altezza da un min. di 9 m ad un max di 12 m. Nel presbiterio due tele raffiguranti il transito di S.Giuseppe e S. Antonio da Padova di Pietro Servalli (1920) che provengono dalla vecchia chiesa. Nella parte centrale dell’abside viene posta nel 1969, la statua, alta m 3,20 in legno di tiglio, del Redentore, opera di Vincenzo Demetz di Ortisei. Il campanile porta la data del 1770 ed è quello della vecchia chiesa. La parrocchia di Sabbio, con la riorganizzazione territoriale diocesana in zone pastorali, fu compresa nella zona pastorale X (decreto 28 giugno 1971) e, con l’erezione dei vicariati locali nella diocesi (decreto 27 maggio 1979), è entrata a far parte del vicariato di Dalmine-Stezzano. Nel1995 è posta sulla facciata una grande statua in vetroresina, opera dell’artista Giò Locatelli di Osio Sotto.    


La chiesa parrocchiale di Mariano al Brembo

       

Esisteva anticamente a Mariano, com’è attestato nella bolla di papa Adriano IV del 1155, una chiesa intitolata a San Lorenzo nella plebania di Pontirolo che risale al 1000 ed anche oltre. Si ha notizia certa della visita fatta alla parrocchia dal Cardinale Arcivescovo di Milano S. Carlo Borromeo il 26 settembre 1566 e dal Cardinale Federico Borromeo l’11 giugno del 1614, poiché la parrocchia è appartenuta alla diocesi di Milano fino al 1794. Nel 1566 il suo parroco fu nominato da San Carlo Borromeo, vicario foraneo “ad personam” della nuova vicaria, sorta dallo smembramento della pieve di Pontirolo e che costituì il nucleo primogenio di quella che nel 1598 divenne la plebania di Verdello. L’attuale chiesa parrocchiale di Mariano al Brembo, fu edificata tra il 1760-1772 su disegno di Nicolino Caleppio, da Bartolomeo Merisi di Caravaggio. La chiesa fu edificata a spese comuni e col ricavato della vendita di una casa di proprietà della parrocchia. Grande animatore della costruzione della chiesa fu il parroco Don Giovanni Magri di Osio Sotto. La chiesa è di stile barocco e l’architetto fu il celebre Nicolino dei Conti di Caleppio (detto il Caleppino). L’autorità pontificia, con atto del 13 novembre 1786, autorizzava la procedura di passaggio della parrocchia di San Lorenzo di Mariano al Brembo alla diocesi di Bergamo. Infatti, la parrocchia di Mariano, negli anni successivi compare nella circoscrizione vicariale di Verdello. Nel 1820, entro i confini della parrocchia, era annotata un’altra chiesa, intitolata alla Beata Vergine Addolorata a cui si aggiungerà quella dedicata a Santa Caterina di proprietà Alborghetti.  La parrocchia fu consacrata con il titolo di San Lorenzo martire e del Santo Nome di Maria, dal vescovo Carlo Gritti Morlacchi, il 16 settembre 1832.  La chiesa è perfetta nelle sue parti: la tazza è dipinta dal rinomato pittore milanese F. Ferrari, il coro della chiesa è artistico, del Cavagna o di scuola Fantoniana, dietro l’altare maggiore vi è un dipinto della Madonna in trono col bambino fra le braccia, con S. Lorenzo Martire in piedi a sinistra e S. Caterina a destra in ginocchio. L’opera è di un ignoto pittore veneziano. Ai lati sono posti altri due dipinti che rappresentano la nascita della Beata Vergine. Questi due quadri furono portati a Bergamo provenienti dalle monache di Sant’Anna in Venezia e poi comprati e dati in dono alla chiesa dai Conti Alborghetti. Attorno all’altare altri sei dipinti ovali, del 700-800, ricordano la vita di S. Giuseppe. Nel 1861 la chiesa di San Lorenzo martire di Mariano aveva la cura di 726 anime e nel 1979 la parrocchia è entrata a far parte del vicariato di Dalmine-Stezzano.
Concerto da 5 campane (Le tre grosse sono state fuse da Morella di Como nel 1786; le due piccole invece sono state fuse da Bianchi nel 1950) - Nota: Sul campanile del nuovo santuario furono posizionate 5 nuove campane fuse da Allanconi nel 2012.
Chiesa parrocchiale di S. Lorenzo M. - Concerto di 8 campane in La2 fuse da Bianchi nel 1926 (le 3 maggiori sono state rifuse sempre da Bianchi nel 1949).

La nuova Chiesa parrocchiale di Mariano al Brembo,

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La comunità parrocchiale sta costruendo (ora finita), in onore della Beata Vergine Addolorata, una nuova chiesa collocata al centro del quartiere che si è sviluppato verso il fiume Brembo. Nel 1767 quando i marianesi costruirono la nuova Chiesa, più ampia della precedente, gli abitanti erano circa 400 e la edificarono con enormi sacrifici donandoci un capolavoro architettonico. Oggi il quartiere di Mariano conta circa 1460 famiglie con 4.100 ab (31 dic. 2009) e la Chiesa è piccola, con possibilità per solo 140 persone di partecipare seduti e 60 in  piedi. Da alcuni anni si celebra la S. Messa domenicale nella sala cinema, con grande disagio spirituale per la comunità. La nuova chiesa avrà una superficie di circa mq. 400 (aula) + mq.90 (presbiterio) e comprende:  Battistero Confessionali, Sagrestia, ufficio parrocchiale, abitazione del sacerdote, con sala riunione, Sagrato e  collegamento con Oratorio, l’aula dell’assemblea deve abbracciare l’altare.
Il costo dell’opera si prevede di circa quattro miliardi di vecchie lire. Il terreno circa 5400 mq. è di proprietà della Parrocchia, il piano regolatore, aggiornato, prevede la costruzione di un edificio di culto. Il 9 settembre 2007: posa della prima pietra della nuova chiesa parrocchiale in Mariano. Progettista: Dott. Ing Mazzocchi Luigi e Ing. Carmine Edoardo Lo Giudice. Impresa edile appaltatrice Ditta Luigi Cividini S.p.A. – Data inizio lavori 27 aprile 2009.  L’opera è finanziata con il contributo della conferenza episcopale italiana (C.E.I.).
Concerto di 5 campane in Mib4  (Mariano nuova) Allanconi 2012

Il Santuario della Madonna Addolorata di Mariano


 

 La chiesa parrocchiale di Brembo

   

 La chiesetta Pesenti
La chiesetta del Brembo è stata costruita nel 1849 su una proprietà Pesenti, dal sig. Marco Milesi e dai fratelli Pesenti col lavoro dei contadini loro dipendenti, allo scopo di radunare in un solo luogo le ossa dei morti della peste. La messa era celebrata nei giorni festivi, solo durante il periodo dei bachi da seta e della vendemmia, perché allora i padroni erano qui in campagna. A celebrarla veniva: o mons. Castelletti, parroco di S. Alessandro in Colonna in Bergamo, nella quale parrocchia abitavano i Pesenti, o il canonico don Giacomo Maggi, vicedirettore del Seminario diocesano. La terza domenica d’ottobre annualmente si organizzava la “ festa di durc “ (festa dei tordi) e allora si celebravano anche 5 o 6 messe e i contadini che partecipavano alla messa cantata, vestiti a festa, ricevevano in dono “ un pane “. Durante il periodo bellico alla messa domenicale partecipavano i soldati addetti alla contraerea, le cui batterie erano dislocate sul primo tratto del bosco lungo l’attuale via Sertorio. La cappella ha bellissimi quadri di noti pittori, la Pala dell’altare maggiore è del Ceresa. Il 13 marzo 1955 questa cappelletta ebbe ha subire un incendio che distrusse tutta la sacrestia, tutti gli arredi, biancheria e paramenti sacri e due bellissimi quadri del Cifrondi. In questa chiesetta vi celebrò messa nell'agosto del 1907 il sacerdote don Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, quando svolgeva l'incarico di economo spirituale della chiesa di S. Maria d'Oleno.
La chiesa parrocchiale del Brembo.
La chiesa parrocchiale del Brembo di Dalmine è sorta dal nulla in soli 13 mesi. La zona inizia a modificarsi dal 1936, quando era ancora chiamata “Campagne di Sforzatica“. In quell’anno il cav. Giuseppe Bombardieri regalò un pezzo di terreno di circa 8.000 mq al vescovo di Bergamo, mons. Adriano Bernareggi, perché, col tempo, si avesse a edificare una chiesa per la gente del posto e che doveva essere intitolata a Sant’Adriano Martire. Il primo ottobre 1950, dopo una giornata piovosa, essendo presente il Vescovo Mons. Bernareggi, si provvide a disegnare sul terreno la pianta della chiesa senza che esistesse il progetto e si posò la prima pietra. Quel modello non fu mai modificato e poco tempo dopo, la popolazione, guidata dal parroco, lavorando nei giorni festivi e nei ritagli di tempo libero, scavò e pose le fondamenta. Il primo giorno, dopo la Pasqua del 1954, su un altare improvvisato sulle fondamenta e all’aperto S.E. Mons Giuseppe Maggi celebrava la Santa messa e distribuiva le prime comunioni ai bambini. Il progetto definitivo fu redatto dall’arch. G.F.Mazzoleni e la costruzione fu continuata e portata a termine dall’impresa dei fratelli Ferretti di Dalmine. Il 20 agosto 1955 il vescovo Mons. Piazzi consacrava la nuova chiesa, con il suo maestoso altare, intitolata al “Cuore immacolato di Maria”, dietro consenso del donatore del terreno, poiché il vescovo aveva donato alla chiesa una delle tre statue della madonna Pellegrina. I pilastrini dei portici davanti alla chiesa sono stati donati dalle famiglie e portano ognuno una piccola lapide a ricordo di una persona cara. I pilastrini dei portici laterali sono uguali ai primi. Nella chiesa oltre alla statua della madonna, c’è una magnifica statua alta due metri di Sant’Adriano Martire, scolpita ad Ortisei e donata dagli uomini del paese. Spesa, oltre 43 milioni, di cui: 12,5 milioni dallo stato, 6 milioni dal Comune di Dalmine, in 3 rate, 1 milione dallo Stabilimento di Dalmine, il resto: dalle offerte.


 

La chiesa parrocchiale di Sforzatica S. Andrea


 
 
         
   

La chiesa Parrocchiale di S. Andrea in Sforzatica ha origini antichissime. Ancora oggi, dietro l’abside della chiesa settecentesca, rimane una cappella piuttosto lunga e stretta risalente al XI secolo. Questa cappella fu usata dalla comunità fino all’intervento del Caniana e ne è prova la costruzione, avvenuta nel 1694, del campanile addossato alla cappella stessa. Nel 1731 la comunità decideva di ingrandire la cappella ma giunse alla determinazione di costruire la Chiesa nuova. La posa della prima pietra, avvenne un anno dopo l’inizio dei lavori, il 27 ottobre del 1732 e la costruzione venne ultimata nel 1751. Il progetto si deve, secondo De Chaurand, a Candido Modesti, mentre secondo l’Angelini è da attribuire a Gianbattista Caniana. Si pensa però anche che il Modesti abbia predisposto tutti i disegni esecutivi su progetto già ideato dal Caniana.
La facciata esterna, restaurata nel 1984, è scandita in verticale in due ordini e in orizzontale tre campi. Nel campo centrale sono collocati al piano inferiore il portale composto da due colonne coronate dalle statue di due angeli e di S. Andrea e nella parte superiore una finestra con balaustra e architrave decorati.
Nei campi laterali superiori sono collocate le statue dei Santi Ambrogio e Carlo, la Vergine Assunta fra gli angeli completa la parte superiore. Sotto la statua della vergine si legge, “SOLVE VINCLA REIS” (spezza le catene agli oppressi). Due palme incrociate che racchiudono una corona, ricordano il martirio di S. Andrea. Il portale, la portafinestra, i capitelli, le cornici e le statue sono in ceppo gentile di Brembate opere di Pietro e Paolo Pirovano e del figlio Andrea Maria (quest’ultimo nato a Sforzatica nel 1704). La chiesa è stata consacrata il 4 aprile del 1754 dal vescovo Casimiro Rossi vescovo di Capsa (Tunisia) su mandato del cardinale Giuseppe Pozzobonelli Arcivescovo di Milano. Nel 1760 fu completato l’abbattimento della vecchia chiesa che stava dietro l’attuale sull’area dove venne poi costruita la casa parrocchiale. L’11 aprile 1784, su ordinanza del Senato veneto, passò sotto la diocesi di Bergamo come parrocchiale.
La chiesa è ad una navata lunga 32 m e larga 16; la sovrastano due cupole semisferiche su pennacchi dipinte da Bernardino Galliari da Andorno (Bi) e rappresentano: nella maggiore la gloria del santo protettore e nei pennacchi sono rappresentati i quattro evangelisti, mentre sui pennacchi della cupola del presbiterio le virtù cardinali. Sulle pareti laterali ci sono quattro cappelle dedicate: al Sacro Cuore di Gesù, alla B.V. della Mercede, a S. Antonio e alla Madonna col Bambino.
Altre pitture importanti sono: Il martirio di S. Andrea di G. Paolo Lolmo; il transito di S. Giuseppe e l’incontro di Gesù con S. Pietro e S. Andrea di Francesco Cappella (detto Dagiu); S. Andrea che corre ad abbracciare la croce di Scipione Piazza da Lodi. Inoltre nella chiesa vi sono arredi pregevoli come i quattro cerofari di ferro battuto del 600, i quattro vassoi rotondi di ottone argentato e un messale rilegato in lamina d’argento dorato.
L’organo: il primo, che si ha notizia, fu costruito nel 1754 dall’organaio don Cesare Bolognini da Lumezzate, l’attuale organo, Adeodato Bossi-Urbani, è datato 1854, si compone di 888 canne ed è costato £ 713,10. Nel 1960 fu restaurato dal sig. Cornolti di Bergamo e nel 1994 ha subito un piccolo intervento da parte della Ditta Emilio Piccinelli di Ponteranica.
Le campane: Nel 1566, visita di S. Carlo Borromeo erano due. Nel 1694 si costruisce un nuovo campanile con 3 campane. Nel 1830 le campane diventano 5.  Nel 1868 si provvede ad un nuovo concerto di 8 grosse campane fuse dalla Ditta Colbacchini di Bassano consacrato dal vescovo Speranza. Il 13 ottobre 1942 vengono rimosse, per bisogni di guerra, le 3 maggiori. Il 28 marzo 1954 vengono rimesse otto nuove campane in Do3 fuse dalla Ditta Pruneri e consacrate dal vescovo mons. G. Piazzi. Le 5 rimaste sul campanile furono vendute perché di materiale piuttosto scadente. La seconda campana porta al centro un grande croce con emblema patriottico dedicata a tutti i caduti delle due guerre e alle vittime del bombardamento di Dalmine.
Nel 1936, ad opera del decoratore Michele Frana, fu restaurato tutto l’interno,
nel 1951, direttore l’arch. Angelini, fu ripulito tutto l’esterno.
Nel 2005 durante i lavori di consolidamento delle fondazioni è stato realizzato il riscaldamento a pavimento ed una nuova pavimentazione in marmo, sostituendo quella esistente a mosaico di Vincenzo Crovato che risaliva al 1876.
Nel 2016 - 2017 è stata attuata una grossa manutenzione sulla facciata, causa deterioramento delle statue.


 

 La Chiesa parrocchiale di Dalmine. 

   
Dalmine - La chiesa di S. Giuseppe
 
Il giorno dell'inaugurazione
 
Interno Chiesa S.Giuseppe

La sua storia ha inizio il 19 Marzo 1931. giorno di S. Giuseppe, quando il Vescovo S.E. Mons Luigi Calza consacra la nuova chiesa, completa di tutte le sue opere, e la dedica a S. Giuseppe. Sigilla nella mensa dell’altare maggiore le reliquie dei Santi Vincenzo, Fermo e Teresa di Lisieux. (Chiesa di S. Giuseppe).

La chiesetta di S. Giorgio (Dalmine) 

   
La chiesetta di S. Giorgio
 
Interno Chiesa di S. Giorgio   Vista lato interno Chiesa di S. Giorgio

Sul territorio di Dalmine esiste la chiesetta di S. Giorgio, la cui costruzione è originaria del '400 ed è sorta come chiesa conventuale di una comunità di Canonici Lateranensi. All'interno affreschi del '400 e del ´500, strappati dalle pareti della stessa chiesa e riportati su tela per la loro migliore conservazione. Nell’altare è racchiusa la pietra sacra, dietro l’altare c’è un quadro dipinto con immagini di santi. Nella parte sud un piccolo campanile con una campana. Le pareti erano affrescate ma i dipinti strappati e incorniciati. Nel 1650, su indicazione dei Camozzi, la chiesa fu ampliata. La pala sull’altare, dipinta da F. Musita nel 1663, vede al centro la Madonna, a sinistra S. Giacomo, a destra S. Rocco e alle sue spalle S. Caterina d’Alessandria. Questa cappella nel 27 settembre del 1566 fu visitata da S. Carlo Borromeo, allora arcivescovo di Milano, che la trovò decadente e quasi in rovina. Allora non si celebrava la messa ma era una specie di oratorio. Non fu mai abbandonata, subì numerosi restauri e un ampliamento ed ebbe visite importanti, oltre che S. Carlo Borromeo anche del Card. Federico Borromeo. Nel 1784 passò dalla giurisdizione di Milano a quella di Bergamo. S.E. Mons Bernareggi nel 1940 la riconsacro con il nome di S. Giorgio. Nella chiesetta si possono ammirare pregevoli affreschi quattrocenteschi, nella facciata del pulpito uno stemma della famiglia Camozzi e una statua di legno raffigurante S. Rocco, opera di G. Manzoni. Per molto tempo la chiesetta è stata chiamata col nome di S. Rocco mentre il suo titolare è S. Giorgio. La chiave di lettura la troviamo forse nella relazione dello stato della parrocchia fatto dal parroco di Sforzatica S. Andrea (1886). Parlando della chiesetta di Dalmine dice che essa possiede un solo altare dedicato a S. Giorgio e a S. Rocco. Infatti, la tavola dipinta sopra l’altare (ancona) riproduce le immagini dei due Santi. E così accadde che in un primo tempo S. Rocco sia stato accoppiato a S. Giorgio e poi fini per sostituirlo e prendere il suo posto. Quando nel settembre del 1940 il vescovo di Bergamo mons. Bernareggi riaperse al culto la chiesetta di Dalmine la benedisse con l’invocazione e nel nome di S. Giorgio riallacciando così il nuovo all’antico.

 

Dalmine, agosto 2009  -  facoetti
foto: archivio privato Fratus