Cronaca

La Nostra Bergamasca

Terra di grandi lavoratori oggi schiacciata sotto il peso della continua recessione: se guardo le cifre, non vedo la fine del tunnel.
Premessa

Le famiglie italiane in condizione di povertà assoluta sono quasi raddoppiate negli anni della crisi: +78,5%, con un’incidenza sul totale passata dal 3,5% pre-recessione al 5,7% del 2014. La crisi in corso non riguarda solo le aziende e il mercato di consumo, ma intacca anche la vita delle famiglie e mette in difficoltà anche tutta una serie di servizi ai quali il “welfare state” dava risposte che oggi appaiono insufficienti.

La crisi economica, con la conseguente perdita di tanti posti di lavoro anche nella nostra Provincia di Bergamo, mette sempre più in evidenza gli elevati costi sociali che stanno subendo tante nostre famiglie, soprattutto quelle che già vivono situazioni di fragilità.
Certamente l’origine dei mali sta a monte dell’economia: la produzione, la distribuzione, l’uso delle risorse, le scelte politiche, la burocrazia, l’etica decisionale. La ragione dell’aggravarsi della crisi occupazionale è sicuramente legata al processo di deindustrializzazione in corso da anni che ha coinvolto importanti realtà industriali del tessile, della meccanica e delle costruzioni col relativo indotto, contribuendo a mettere in sofferenza il territorio già in difficoltà per la carenza di adeguati sevizi e infrastrutture a reggere i cambiamenti economici. Inoltre tutto ciò provoca incertezza e spinge anche al suicidio. Negli ultimi periodo il fenomeno dei suicidi è in costante aumento anche in Bergamasca. Esiste una marcata correlazione tra crisi nel mondo del lavoro e assunzione di condotte suicidare. La crisi sta cambiando le persone.

Nel passato
I bergamaschi sono, e sono sempre stati,  famosi per la loro laboriosità, la loro propensione a svolgere i lavori più duri e pericolosi e per la loro passione e il loro amore per “darsi da fare” e per la loro efficienza. Molti dei nostri padri e dei nostri nonni ritenevano normale, dopo le otto ore in fabbrica o nell’impresa, farne altre quattro a ristrutturare la propria casa, a coltivare un piccolo appezzamento di terreno, a dare una mano nel negozio del vicino di casa. Non raro era il caso in cui si utilizzava ogni minuto e tutto il fine settimana per costruirsi la propria casa o per ristrutturare quella dei propri fratelli o genitori. Raramente passava per la mente di mettersi in lista per la casa “Fanfani” o agevolazioni statali simili. Questa esemplare laboriosità ha contribuito a fare della bergamasca una terra ricca di lavoro (si veda, per esempio, lo sviluppo dell’industria tessile, meccanica, siderurgica e artigianale) e una popolazione stimata da tutta Italia.
Mi ricordo, da quando ero giovane e giovanissimo, che la massima aspirazione di tutti, compreso diplomati e laureati, era quella di iniziare a lavorare in proprio, oppure di entrare in una fabbrica; per esempio, la Dalmine e l’Italcementi, mi ricordo, ricoprivano a Bergamo l’importanza che la Fiat aveva a Torino. Oggi le cose sono cambiate. Il sistema paese ha smorzato l’entusiasmo, i lacci burocratici hanno estinto la passione e appiattito l’eccellenza. Anche la Bergamasca è ormai da alcuni anni sulla via della recessione che non accenna a diminuire.

Cosa dice l’OSCE?
Dall’indagine Ocse emerge una chiara indicazione al territorio bergamasco secondo la quale bisogna imparare a fare sistema, molto di più di quello che è stato fatto finora. Molti sono i soggetti che si portano un pezzo di responsabilità, il mondo imprenditoriale, il mondo associativo e anche le istituzioni hanno il loro ruolo. Fare sistema per gli enti locali vuol dire lavorare per mettere a tema tutta una serie di progetti e di servizi superando la logica del singolo Comune, puntando sull’intercomunalità e la sovracomunalità. La vecchia idea che ognuno può fare da solo, è un ostacolo allo sviluppo, è un impedimento alla competitività territoriale”. Ma, come sappiamo, è facile pontificare ma difficile concretizzare.

Cosa dicono le cifre?
I congressi, le indagini, i convegni, le promesse, le conferenze, ecc. parlano di “tunnel” ormai alle spalle, parlano di chiari segnali di ripresa, di inversione di tendenza; io, però, preferisco lasciar parlare le cifre, guardare la realtà in concreto e ognuno è poi sicuramente in grado di trarre le conclusioni da sè. Senza entrare in inutili dettagli e senza articolare i dati in tanti rivoli che poi alla fine confondono le idee, presento qui un semplice ma significativo “spaccato” della realtà di alcuni settori rappresentativi dai quali si vede chiaramente come vanno le cose.
Dal Graf. 1 si nota come nel settore commercio (barometro rappresentativo della situazione globale) il volume d’affari non accenna assolutamente a riprendere. Anzi, nel primo semestre 2016 ha una tendenza verso un ulteriore peggioramento.
Dal Graf. 2 (volume d’affari nel settore servizi) la situazione è identica.
Dal Graf. 3 e 4 si vede come la disoccupazione giovanile e il tasso di inattività (15-24 anni) sono in lento, continuo e incessante aumento con tutte le ovvie conseguenze per il medio e lungo termine.

Conclusioni
La situazione economica nella Bergamasca (lavoro, occupazione, prospettive) è tuttora in fase di pesante recessione. Convegni, conferenze, media e istituzioni affermano che ormai abbiamo il “tunnel “alle spalle, ma le cifre reali e concrete dimostrano il contrario. Se non cambiamo rapidamente la politica economica reale, l’uso delle risorse, le scelte istituzionali, la burocrazia, l’etica decisionale, i lacci del sistema fiscale, ecc. in pochi anni passiamo da una provincia ricca di lavoro, esemplare come laboriosità, fra le più efficienti e ricche d’Italia ad una terra senza futuro per noi e per i nostri figli.

Dott. Prof. Sauro Amboni - Data Scientist
professionista certificato


       

Graf.1-BG - Trend volume d'affari del commercio - indice 2007=100    Graf.2-BG - Trend volume d'affari dei servizi - indice 2007=100    Graf.3-BG - Trend del tasso di disoccupazione 15-24 anni
         
       
 Graf.4-BG - Trend del Tasso di inattività 15-24 anni        

 

articolo pubblicato sulla rivista di economia, attualità e turismo BERGAMO & CO ediz. 2016  -  con consenso dell'autore.


Dalmine, novembre 2016   fac/