Cronaca

L’Europa è come non la vorrei (la lingua)

l'Europa non è stata fatta per degli ideali, ma per il commercio, per favorire la competitività, per il grande mercato. E’ un’Europa in piena crisi d’identità quella che ha da poco celebrato i sessant’anni dei Trattati di Roma, dove tutto è iniziato nel 1957 con sei Paesi che diedero vita alla Comunità Economica Europea (Cee). L’Unione Europea oggi è composta di 28 (meno uno dopo la Brexit) Stati Nazionali Alcuni, come l’Italia, sono presenti fin dalla nascita; altri si sono via via aggiunti, con un’accelerazione nel corso degli anni 2000 quando le porte dell’Ue si sono prematuramente aperte, (confondendo politica con ideologia), ai Paesi dell’ex blocco sovietico.

Oggi l’idea stessa della costruzione europea è messa in discussione e all’interno nascono forti tensioni, ad es., tra Bruxelles e Varsavia, che tenta di mettere tutto in discussione. Brexit è stato il primo di una serie di shock che probabilmente travolgeranno l’integrazione, e non solo britannica. Ma perché una risposta così negativa da tante persone contro l’Europa? Le ragioni sono molte, direi moltissime. In questo contesto ne analizziamo una  sola che ci riguarda tutti in modo particolare, che non ha soluzione a portata di mano e gli addetti non si curano di risolvere: “una lingua comune”. Le lingue ufficiali dell’Unione Europea sono 24 ma le direttive e le redazioni degli atti sono scritte e tradotte, di solito, in solo tre lingue: francese, inglese e tedesco, pubblicandone poi la traduzione nelle restanti lingue. Stando così le cose, come fa uno che parla a reti unificate, il suo discorso dovrebbe essere tradotto o sottotitolato in almeno diciassette lingue. E che razza di campagna elettorale potremmo mai avere con queste barriere linguistiche? Come fa un cittadino qualunque a tenersi informato?  Siamo d’accordo l’inglese è già la lingua internazionale, la conoscono in molti e sopperisce un po’ ma, vedi l’Italia, dopo anni siamo ancora all’anno zero, nemmeno i ministri del governo lo conoscono, ed è un dato di fatto. Le stesse istituzioni europee infrangono l’articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che proibisce la discriminazione linguistica.
Questo non è più ammissibile, la gente dovrebbe poter leggere agevolmente tutta la documentazione europea. Serve quindi per gli Stati Uniti d’Europa una lingua unica per tutti. Esiste già una proposta alternativa al multilinguismo, opposta al solo/inglese. È la proposta del movimento esperantista, che ritiene che una sola lingua faciliterebbe gli scambi; ma questa non può essere l’inglese né nessun’altra lingua naturale europea. Gli Stati Europei non possono non avere un’unica lingua procedurale conosciuta da tutti ma nessuno può dominare linguisticamente gli altri, la soluzione è quindi una lingua franca, che non possa portare vantaggi a nessuno stato associato. In pratica, una lingua artificiale, oppure estinta, oppure viva ma non parlata in Europa.  Detto questo, l’eventuale introduzione di una lingua franca dovrebbe essere solo uno strumento e non può e non deve mortificare la ricchezza culturale europea data dalle sue lingue, le lingue trasmettono cultura e la cultura europea è un patrimonio di tutti. Manca in Europa una politica in tal senso; accettare ad esempio una lingua internazionale che non sia di nessuno, cioè di tutti: ad es. l’esperanto.