Dalmine/Tenaris

Cooperativa di Consumo - Dalmine

Fondata il 18 nov.1918, appena finita la grande guerra, nasce una delle prime opere sociali della Dalmine col nome di “Cooperativa di Consumo fra gli addetti agli Stabilimenti di Dalmine”, con il compito di calmierare i prezzi dei generi alimentari del territorio in modo da tutelare i dipendenti della fabbrica e i loro familiari. Era dotata di un moderno forno elettrico da pane e di apposito macello per suini, aveva magazzini, cantine e una sala di vendita in via G. Danieli. Una volta decaduto l’accordo con l’on. Danieli, proprietario dell’unico rivenditore di beni di consumo presente a Dalmine, la cooperativa forniva generi alimentari per i dipendenti dell’impresa grazie ad una rete di sale-vendita diffuse su tutto il circondario.

Finanziata dalla Dalmine ma retta da un’amministrazione autonoma, la cooperativa consentiva ai dipendenti di ottenere quantità di prodotti al prezzo di costo, maggiorato dalle sole spese di gestione, per gli acquisti venivano utilizzati dei “gettoni anticipati sulla busta paga”. Anche i non dipendenti potevano fare acquisti dei prodotti venduti, ma a prezzo maggiorato; il guadagno così realizzato poteva essere distribuito ai soci secondo gli acquisti. La cooperativa svolgeva sul territorio la duplice funzione di calmiere dei prezzi e di rivendita di prodotti sicuri perché riceveva derrate alimentari da oltre dieci case coloniche agricole costruite e gestite direttamente dalla fabbrica. Apprezzato, era il cesto Natalizio che veniva distribuito ai dipendenti tutti gli anni in occasione delle festività.
Nel 1933 la Soc.An.Stabilimenti di Dalmine acquista dalla famiglia Camozzi tutto il fabbricato, probabile casa dominicale di età medioevale con la torre Suardi, ubicato tra le vie Camozzi a Est, via Danieli a nord, via privata Soc. Dalmine a sud e proprietà della venditrice a ovest, con alcuni appezzamenti di terreno sul territorio di Dalmine, la parte a sud-est dell’isolato era già stata oggetto di un completo rifacimento. La Contessa Maria-Antonia Danieli fu Conte Gualtiero, maritata Cianciafara quale tutrice della propria madre sig. contessa Maria-Lisa Camozzi fu Gabriele ved. Conte Gualtiero Danieli, proprietaria ma interdetta, vende alla Soc.An.Stabilimenti di Dalmine, rappresentata dal Dott. Ciro Prearo quale procuratore speciale del sig. ing. Giuseppe Scavia presidente della Società, che compra e accetta a corpo quanto previsto dall’atto n.9776 di repertorio, redatto in Messina, borgata Pistunina, il 9 marzo 1933 - Notaio di Messina Avv. Pietro Saija, per la somma di L. 400.000 (all.04). La stima del fabbricato, venne compilata dall’ing. Vincenzo Malanchini di Bergamo (all.D). Il fabbricato pur essendo tutto unito era distinto in varie parti per diversa destinazione. Una parte era usata come albergo composto di locali al piano terra e 17  stanze al primo e secondo piano. A seguire quattro negozi o botteghe, una di macellaio, due di pasticcere e una di barbiere e sopra 8 stanze. Un grande negozio d’angolo di calzature con grande apertura verso strada e 3 stanze al primo piano. Ex caserma dei carabinieri, ingresso da ovest con scala in beola, corridoio a elle che dava su cucina e 2 stanze, al primo piano 5 stanze. Continuando nell’ala a ovest 7 locali a piano terra e 4 stanze al primo piano. La Torre Medioevale Suardi, con ingresso da via privata (oggi via Pasubio) e portina accesso al cortile, scala di legno per il piano rialzato, con altre scalette in legno per accedere agli altri 5 piani con tre balconcini e una passeraia.  L’Albergo Dalmine era gestito da una società costituita il 15 dic. 1909  ”Albergo Dalmine” (All.01) per 5 anni di esercizio, con capitale sociale di L.18.000 diviso in nove carature, socio accomandatario e gerente il solo sig. Colombo Andrea. Dopo due anni, il 5 dic. 1911, i soci constatato l’andamento poco favorevole e una perdita di gestione di L.8.449,36, decidevano la messa in liquidazione della società. Più tardi, l’albergo venne gestito dal sig. Pietrasanta, ma nel 1932, nonostante la riduzione dell’affitto da L.15.000 a L.12.000 l’anno, non potendolo più pagare chiese lo scioglimento del contratto. Stesso discorso per gli altri piccoli inquilini che abbandonarono il fabbricato.
Dopo l’acquisto la Dalmine decide di riprogettare tutto il palazzo e lo affida alle mani esperte dell’Ing. Greppi che con parziale abbattimento (salvo la torre) lo trasforma e realizza: la mensa operai vicino alla portineria e alla torre e nel 1934 la nuova sede della Cooperativa di Consumo. L’utilizzo della volta a botte per la copertura della cooperativa richiama le grandi strutture di analoga destinazione commerciale realizzate in quegli anni. Qui a fianco il bozzetto ad acquarello, redatto dall’arch. Greppi, raffigurante la Mensa, la Torre, e la Cooperativa. Da rilevare che l’ingresso mensa è si vicino alla portineria ma orientato verso ovest in modo che verso la piazza (chiesa e direzione) ci fosse il retro dell’edificio. Nell’area adiacente, vicino alla mensa (lato nord), sorge nel 1935 il Mulino-Pastificio-Forno che nella resa della facciata richiama la vicina mensa, con il compito di rifornire la Mensa, la Pensione Privata e la Cooperativa stessa.

 

La nuova e più spaziosa cooperativa consentiva ai dipendenti della Dalmine l’acquisto di ogni genere alimentare e nonsolo, col doppio vantaggio del prezzo limitato e del pagamento mediante gettoni anticipati sulla busta paga; all’epoca il tesseramento dei generi di prima necessità aveva favorito un generale aumento dei prezzi e la nascita di un mercato nero. La cifra media di affari per anno era di L.2.500.000 a rilevare quanti favori incontrava questa istituzione che ripartiva gli utili fra gli stessi consumatori in rapporto agli acquisti fatti. La cooperativa disponeva di un forno elettrico per il pane, un pastificio e un macello per suini, magazzini e cantine. La vendita al dettaglio avveniva nel nuovo fabbricato in una vastissima sala. Una moderna centrale del latte provvedeva alla filtratura al raffreddamento e all’imbottigliamento del latte. Il mulino-pastificio-forno e la centrale del latte lavoravano prodotti provenienti delle aziende agricole della Pro Dalmine e li passavano alla Cooperativa per la distribuzione, occupavano una superfice di 485 mq. e le loro potenzialità produttive giornaliere erano: 25 q di farina, 10 q di pane e 5 q di pasta. La centrale del latte lavorava circa 70.000 litri di latte l’anno.
Nel 1998 la mensa operai, ormai in disuso, viene acquistata dal Comune di Dalmine dalla Soc. Finanziaria di Partecipazione Sofinpar S.p.A., con alcuni locali di servizio adiacenti per complessivi mq 2.700 circa (atto n. 82102/17181 del 3.12.1998  -  All.05 ) al prezzo convenuto a corpo di Lire un miliardo e 200 milioni. Questa porzione di fabbricato, con uno studio particolareggiato e una pregevole ristrutturazione, ha permesso di ricavare la nuova biblioteca civica con nuovi spazi necessari a restituire alla piazza principale della città decoro e centralità. La scelta fu strategica: collocare la biblioteca civica del Comune di Dalmine nella mensa operai in quanto collocata nell’intersezione tra il polo culturale (università-polo tecnologico) e il cuore storico della città.
A completare l’acquisto di tutto il complesso, nel dicembre 2007 all’interno della convenzione per il teleriscaldamento (Rep.Mun.n.376 dell’ 11 dic. 2007) tra Comune di Dalmine e la Dalmine S.p.A. soggetta a direzione e coordinamento di Tenaris S.A., (All.06), quest’ultima cede a titolo non oneroso, quale parte dell’indennizzo compensativo all’autorizzazione a esercitare e gestire per anni 30 il servizio di teleriscaldamento, il complesso immobiliare composto dalla torre medioevale in pietra del 1.400 (Torre Suardi) per complessivi mq 250 e cinque unità immobiliari abitative con le relative pertinenze. La Dalmine S.p.A. mantiene un diritto di prelazione in caso di vendita e il comune di Dalmine si impegna a utilizzare i suddetti immobili per fini di pubblica utilità. (il valore fiscale della presente cessione è pari a € 800.000,00). Oggi la cooperativa non esiste più e parte di quest’ultimo acquisto è occupato dal ristorante “L’anonimo”; la torre aspetta di essere ristrutturata, altri locali sono vuoti.

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All. 01: Costituzione società “Albergo Dalmine”   -  All. 04: Acquisto del Fabbricato con la Torre (1933)
All. D: Relazione di perizia Ing. Vincenzo Malanchini -  All. 05: Il Comune Acquista la mensa operai (1998)
All. 06: Il Comune Acquista la Torre e il resto del fabbricato (2004)
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Dalmine 1910 – Proprietà Camozzi -  Casa Dominicale di età medioevale. Parte  ristrutturata e adibita ad “Albergo Dalmine”.    Dalmine 1912 – Piazza Camozzi nel giorno dell’inaugurazione del busto marmoreo a G. Camozzi – opera dello scultore Siccardi.    Negozi di vendita generi alimentari in via Gualtiero Danieli. 
         
   
Piazza Camozzi. Negozio di Spaccio vini della cooperativa di consumo.    1915 - La contessa Maria-Antonia Danieli, nipote di Gabriele Camozzi, con il marito Filippo Cianciafara. Dal libro ”l’occhio del Gattopardo” di Dario Retenna.    Nel 1934 la cooperativa di consumo si trasferisce nella nuova sede dove rimarrà fino alla chiusura. 
         
   
Interno della nuova Cooperativa di Consumo di Dalmine.     Mulino-Pastificio-Forno e la centrale del latte al servizio della Cooperativa di Consumo.   Prodotti del mulino-forno-pastificio - farina, pane, pasta e latte. 
         
   
Cesto Natalizio che veniva distribuito a tutti i dipendenti della società.    Copia certificato azionario e tessera di socio della cooperativa.    Gettoni-Monete per acquisti alla cooperativa Dalmine in uso tra i soci.

 


Foto: archivio privato sigg. Fratus Roberto e Spreafico Edy
www.facoetti.com          -       Dalmine, luglio 2015