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Ott. 2015- fuga di cervelli

Italiani all’estero, sempre più giovani e settentrionali; l’esodo è iniziato da qualche tempo e non accenna a fermarsi, e se l’emigrazione può essere un’esperienza di arricchimento professionale deve essere una scelta non un obbligo. Italiani in fuga dalla disoccupazione, braccia e cervelli che cercano lavoro all’estero, solo nel 2012 si sono trasferiti all’estero più di 68.000 persone, in aumento rispetto al 2011 di 50.000 unità.

Cervelli o braccia che siano, la fuga è da un paese in crisi che non offre abbastanza posti di lavoro e anche quando si trovano vien voglia di scappare, perché fuori c’è più meritocrazia e una classe dirigente migliore. Se ad andarsene poi sono i giovani migliori, la conseguenza è un palese impoverimento del paese. Oggi, tra l’altro, non è più un problema solo meridionale perché anche il nord è in grave sofferenza, nel 2014 gli espatri sono stati 101.297 (+7,6% rispetto al 2013). La maggior parte dall’Italia settentrionale. Ma non sarebbe poi una tragedia se riuscissimo ad attrarre altrettanti cervelli dall’estero, ma i dati ci dicono che non è così.