Storie e Leggende

La storia di Arlecchino

BB20ArlecchinoARLECCHINO è una famosa maschera bergamasca della Commedia dell'Arte.  La maschera di Arlecchino ha origine dalla contaminazione di due tradizioni: lo Zanni bergamasco da una parte, e "personaggi diabolici farseschi della tradizione popolare francese", dall'altra.
L'origine del personaggio è molto antica e legata alla ritualità agricola. Arlecchino approda nei palcoscenici al tempo dei saltimbanchi, dei cerretani e simili che hanno percorso le piazze e le fiere italiane sin dal Medioevo. Arlecchino è un personaggio diretto discendente di Zanni (Zanni, come Zuan, è una versione veneta del nome Gianni.

BB20ArlecchinoLo Zanni è un personaggio fra i più antichi della Commedia dell'Arte) dal quale eredita la maschera demoniaca e la tunica larga del contadino veneto-bergamasco. Fra le maschere italiane è certamente la più conosciuta e popolare. Nativo di Bergamo bassa, parla il dialetto bergamasco, ma poi lo muterà in quello veneto, più dolce e aggraziato. Il suo vestito era dapprima tutto bianco, come quello di Pulcinella, suo degno compare, Col tempo, a furia di rattoppi con pezzi di stoffa di ogni genere, è diventato quello che oggi tutti conosciamo; un variopinto abito composto di un corto giubbetto e da un paio di pantaloni attillati. Arlecchino ha un carattere stravagante e scapestrato. Ne combina di tutti i colori, inventa imbrogli e burle a spese dei padroni avidi e taccagni dei quali è a servizio, ma non gliene va bene una. Arlecchino non è uno stupido, magari un po’ ingenuo, talvolta forse un po’ sciocco ma ricco di fantasia e immaginazione. In quanto a lavorare nemmeno a parlarne. Arlecchino è la più simpatica fra tutte le maschere italiane. Ancora oggi, dai palcoscenici dei teatri o nel mezzo di una festa di carnevale, incanta e diverte il pubblico dei bambini e non solo.


La maschera di Arlecchino è anche una bellissima favola.

Molti e molti anni fa c’era un bambino, chiamato Arlecchino, molto povero che viveva con la sua mamma in una misera casetta. In una scuola di Bergamo per carnevale la maestra organizzò BB30bis Mascherauna bella festa e propose a tutti i bambini di vestirsi in maschera. Gli amici di Arlecchino decisero di vestirsi in maschera l'ultimo giorno di carnevale con gli abiti cuciti dalle loro mamme. Arlecchino era triste perché la madre, che era vedova e povera, non poteva comperare la stoffa per il suo vestito. Le mamme degli amici di Arlecchino le regalarono allora gli avanzi di stoffa così la mamma di Arlecchino poté cucirgli il vestito. La mattina del martedì grasso, quando Arlecchino entrò in classe lo accolsero con un fragoroso applauso perché il suo vestito, non solo era il piu' bello ma anche il piu' Originale.



BERGAMO: La casa di Arlecchino si trova nel borgo medioevale di Oneta a San Giovanni Bianco (San Gioàn Biànch) BG. Il borgo è costruito in solida pietra a vista, con portici, balconate e finestre archiacute, si trova sull’antica "Via Mercatorum" lungo la quale transitavano e facevano tappa i mercanti, che da Bergamo e dalla pianura risalivano le valli diretti verso i Grigioni e il nord Europa. La cosiddetta "Casa di Arlecchino" ora è di proprietà del Comune di San Giovanni Bianco, si affaccia sulla piazzetta centrale a cui si accede mediante una bella scaletta in pietra. Sulla parete che fiancheggia la scala, per quanto consunta,

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appare la figura a tre quarti di un Arlecchino reggente con la mano il bastone o spatola e al piede, inquadrato in un rettangolo, porta la scritta della nota quartina:
Chi non è de chortesia,
non intragi in chasa ma;
se ge venes un poltron,
ce darò col mio baston”.
Le stanze interne erano tutte affrescate di soggetto quatrocentesco che andando deperendo furono opportunamente staccate dal Rev. Arciprete Brighenti di S. Giovanni Bianco e sono conservate nella Casa Parrocchiale.
Il livello signorile dell'edificio di Arlecchino deriva dall'essere stata la primitiva dimora della nobile famiglia Grataroli che già nel quattrocento vantava a Venezia ricchezze e fortune e che, ormai lontana dal paese natio, aveva voluto nobiliare l'edificio di Oneta quasi a significare concreta ostentazione del potere acquisito. Su tali premesse s’inserisce la tradizione che identifica questa casa come quella di Arlecchino. Va considerato, a tale proposito, che Arlecchino, vestiva sulla scena i panni del servo balordo e opportunista, quali erano nella realtà i numerosi valligiani brembani che allora popolavano la città lagunare svolgendo lavori umili e faticosi. E' più che probabile che gli stessi Grataroli stabilitisi a Venezia avessero al loro seguito numerosi servitori brembani ai quali affidavano anche la cura dei loro beni a Oneta. Non è fuori luogo supporre che proprio uno di tali servi, dotato di particolare "vis comica" possa essersi trovato sulla scena a rappresentare, solo in modo più accentuatamente comico, il ruolo da lui stesso ricoperto nella realtà quotidiana.


BERGAMO: L'Arlecchino moderno

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Con una brillante iniziativa il Ducato di Piazza Pontida, rappresentato dal suo Duca "Lìber Prim", il martedì grasso del Carnevale 2003, collocò a sorpresa una statua di bronzo di Arlecchino, opera dello scultore Mario Gotti, dal peso di circa cinque quintali, sopra la fontana di largo Rezzara. Il fatto suscitò molte polemiche e discussioni ma quella che era nata come una goliardica trovata carnevalesca si era trasformata, sia pure con qualche difficoltà, in uno splendido dono del Ducato alla città. Il colpo d’occhio della statua in quel luogo, dove rivivono ogni anno le nostre tradizioni, era semplicemente favoloso. Purtroppo, come sempre, le cose belle non funzionano e intervenne la burocrazia nei panni del progettista della fontana Alberto Garutti che la fece rimuovere per non contaminare la sobrietà della sua opera. Nonostante una numerosa raccolta firme (6.000) la statua di lì a poco fu rimossa ed ebbe inizio un lungo peregrinare durato 8 anni. Passò da un  magazzino comunale al parco di palazzo della Provincia, con un soggiorno  in una clinica della valle Imagna. Un posto adatto sembrava nei giardini del Donizetti (teatro delle sue gesta), bocciata dalla giunta comunale pèrchè avrebbe rubato la scena al partigiano del Manzù. Alla fine solo nel 2011 il suo trasloco si concluse in un angolo di piazzale Alpini di fronte all'Urban Center di Bergamo. Il suo posto per molti  resta comunque quello originale, e chissà che non vi ritorni… un giorno.


BERGAMO: L'arlecchino di Villa d'Almè -

 

La Valle Brembana rende omaggio ad Arlecchino che vuole originario di Oneta (Comune di S.Giovanni Bianco-Valle Brembana). Una grande statua di Arlecchino, opera dello scultore del Duomo di Milano Nicola Gagliardi, in marmo di Carrara e marmo arabescato orobico di Camerata Cornello, alta m 3,40  del perso di 18 tonn è stata installata al centro della rotatoria di Villa d’Almè, all’ingresso della Valle Brembana, terra che Arlecchino invita a visitare. La statua, inaugurata il 14 febb. 2015, poggia su un basamento alto m 1,60 che porta la scritta “Valle Brembana, terra di Arlecchino” ripetuta due volte. L’operazione, costata 60 mila Euro, è stata portata a termine grazie all’iniziativa del F.lli Sonzogni e Ferdy Quarteroni col sostegno dalla Comunità Montana Valle Brembana, della Provincia di Bergamo e la collaborazione di sedici comuni della Valle.  Ad accompagnare la posa della statua piccoli arlecchini alti 34 cm che riproducono in modo originale la statua. Le statuette realizzate in ceramica e colorate a mano sono pezzi unici messi in vendita per finanziare la statua e per iniziative turistiche in valle.


  Un pò d'arte, storia e cosume sulla maschera di Arlecchino

 

   
Anonimo fiammingo
del secolo XVIII
La famiglia Arlecchino
 

Arlecchino allo specchio:
Manifesto realizzato nel 1971
da Henri Deschamps

  Paolo figlio di Picasso vestito 
da Arlecchino realizzato
nel 1924 da Pablo Picasso.
         
   

 


 

 Note su Arlecchino

-  Arlecchino approda nei palcoscenici al tempo dei saltimbanchi, dei cerretani (signori del castello di Cerreto, un'antica famiglia di Firenze e Siena) e simili che hanno percorso le piazze e le fiere italiane sin dal Medioevo.

- Arlecchino è una famosa maschera bergamasca della Commedia dell'Arte. Il suo nome in lingua francese è Arlequin, mentre in inglese viene chiamato Harlequin. Quanto alla radice del nome, è di origine germanica Hölle König (re dell'inferno), traslato in Helleking, poi in Harlequin, con chiara derivazione infernale. Questa interpretazione "infernale" del nome è di chiara matrice cristiana.

- La prima incisione di Arlecchino, che si trova nel libro Composition de Réthorique, di Tristano Martinelli, forse il primo Arlecchino o il primo attore che impose una forte presenza scenica a questo personaggio, porta ancora la tunica larga con molto bianco e alcune pezze colorate sparse.

- Già sin dalle incisioni della Raccolta Fossard, precedenti a Martinelli, Arlecchino appare invece con un vestito molto aderente quasi una calzamaglia; da questo alcuni deducono che Arlecchino discenda direttamente dai giocolieri di strada che notoriamente avevano il costume attillato.

-La trasformazione di Arlecchino fu più tardi compiuta da attori francesi, che vi aggiunsero un fondo di accorata malinconia. “Vada ad ascoltare Arlecchino”, suggeriva un famoso medico del 700 ad un suo cliente molto depresso. “Arlecchino? Non posso. Sono Io”.

 


 ARLECCHINA
BB34 ArlecchinaGià nel teatro dell’antichità troviamo alcuni lineamenti di quel carattere feminile che assumerà poi, volta per volta, i nomi di Colombina, Betta, Franceschina, Diamantina, Marinetta, Violetta, Corallina: è l’ancella cinica e adulatrice, sempre pronta a suggerire malizie er sotterfugi alla padrona innamorata, che diventerà trasformandosi, la sevetta del teatro italiano e la soubrette del teatro francese per diventare poi la primadonna del varietà. Poiché nelle commedie che gli italiani rappresentavano  Colombina era quasi sempre moglie  o amante di Arlecchino  si finirà di accostarli anche nel costume e nel nome (Arlecchina), così come la moglie di Pierrot si chiamerà Pierrette. Arlecchina, col costume a toppe colorate, appare per la prima volta sulla scena a Parigi nel 1695 in un dramma, l’idea trova consensi e gli autori vi ricorreranno parecchie volte. Arlecchina assumerà volta per volta le parti più disparate: domestica, damigella ma anche cavaliere, medico avvocato e perfino la parte di una giovane educanda innamorata che deve ricorrere alle astuzie per liberarsi di un Leandro seccante corteggiatore, per convolare a nozze col suo bel Arlecchino.


Allegato: Filastrocche di Arlecchino


Dalmine, genn 2009 - facoetti
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