Tutti conoscono Gabriele Camozzi, ma non a tutti sono noti gli stretti vincoli che lo univano a Dalmine, dove possedeva un palazzo e terreni, dove di frequente si recava per prendersi un po’ di riposo e dove chiuse la sua gloriosa ma breve esistenza.  Gabriele Gamozzi nacque a Bergamo il 24 aprile 1823 da Andrea e da Elisabetta Vertova. Ebbe la sua prima educazione in un collegio di Barnabiti a Monza. Frequentò più tardi i corsi ginnasiali e liceali a Bergamo per poi passare all’università di Padova dove si laureava in legge. Si era legato fin dalla prima gioventù ai patrioti del tempo. Nel marzo del 1848 è già membro del Governo Provvisorio costituitosi a Bergamo liberata dagli Austriaci. Il 13 luglio dello stesso anno egli è nominato capo della Guardia Nazionale della provincia. Nel dicembre, quando Bergamo era già rioccupata dagli Austriaci, e molti dei volontari erano già dispersi, Gabriele Camozzi viene incaricato da G. Mazzini di fare nuove indagini sullo stato degli animi del nostro territorio e del Lombardo Veneto, missione che egli compie in mezzo a non poche difficoltà concludendo che bisognava sospendere ogni movimento perché sarebbe destinato all’insuccesso. Nel 1849, rinata la fiducia e dichiarata di nuovo guerra all’Austria da parte del Piemonte (12 marzo), i patrioti bergamaschi ritornano baldanzosamente in campo. Gabriele Camozzi che si trovava a Torino, ha l’incarico di preparare l’azione rivoluzionaria alle spalle degli austriaci raccogliendo a Brescia i rivoluzionarie ordinandoli per la guerriglia. Il 24 marzo è a Bergamo dove nomina un comitato di difesa pubblica e organizza l’assedio alla rocca in cui erano asseragliati gli Austriaci, ma si deve ritirare quando giungono notizie dai campi di battaglia.  Dopo questi insuccessi riesce a trasferirsi in Svizzera. Il 20 aprile il Camozzi viene colpito da un ordine d’arresto e il 12 agosto figura tra i proscritti dal Maresciallo Radetzky. Rientrato dalla Svizzera in Italia il Camozzi emigrava in Liguria dove assumeva l’incarico di raccogliere notizie e di studiare se vi fosse la possibilità di moti rivoluzionari. Nel 1855 riceve in consegna da Garibaldi, che s’imbarcava, le “Memorie”. Nel 1858 è in Egitto, dove si dedica al commercio della seta, quindi ritorna a Genova dove riceveva spesso Garibaldi e molti patrioti nella sua villa. Il 6 gennaio 1859 è da Camillo Cavour per portargli i voti dei Lombardi. Nello stesso anno entra a far parte dei Cacciatori delle Alpi, con altri bergamaschi tra i quali F. Nullo, F. Cucchi, A. Carissimi, A. Curò e G. Gamba. Partecipa all’occupazione di Varese e di Como. Fu il principale collaboratore di Garibaldi nella liberazione di Bergamo dagli Austriaci e a Bergamo fu nominato Commissario con pieni poteri per gli arruolamentiq658tombacamozzi. Nel 1860 G. Camozzi viene eletto deputato e rappresenta nella VII legislatura il collegio di Trescore. Il mandato gli viene riconfermato nella VIII, IX, e X legislatura. Nel 1866 è a Palermo, dove, a capo della Guardia Nazionale, sostenne animosamente la resistenza durante l’insurrezione del 16 settembre.
Il Camozzi nel 1868, già minato dal male, che doveva portarlo alla morte, si ritira nella sua villa a Dalmine dove muore il 18 aprile del 1869. Dopo la sua morte un comitato fece erigere un ricordo marmoreo, la cui esecuzione fu affidata al Vela. Il busto si può ancora vedere, quello che resta, all’ombra delle piante nel giardino che fu di casa Camozzi.

Dalmine giugno 2010