q849dantepaciDante Paci (Sforzatica 28.3.1922 – Bergamo 21.7.1944) - Dall’estate del 1944, la 171° Brigata partigiana comunista Garibaldi, operativa a Dalmine e nei paesi vicini, fu denominata “Dante Paci”. Una nome all’apparenza inusuale da associare alla zona dalminese, seppure molto significativo per il valore intrinseco del personaggio che ricordava, il comandante partigiano Dante Paci. Dante, nato il 28 marzo del 1922, fu un giovanissimo militante comunista fin dal 1942; egli agiva nella cellula clandestina della ditta Caproni dove prestava servizio quale aviere presso l’Ufficio di sorveglianza aeronautica. Dopo aver disertato e essersi dato alla macchia, prima del 25 luglio 1943, svolse incisiva azione di propaganda con la distribuzione di materiale sovversivo e di volantini in fabbriche importanti del territorio, quali la Dalmine e la Rumi. Dopo l’8 settembre 1943 fu attivo a Milano e poi tra gli organizzatori della Resistenza nel lecchese, zona che dovette poi abbandonare con tutti i suoi uomini. Fu quindi a capo di una banda in Valle Seriana e per un breve periodo anche in Val Brembana.  Così Aldo Battagion ricorda l’arrivo di Dante Paci al roccolo Gasparotto, considerato da alcuni non molto sicuro: “Il 28 dicembre 1943 al roccolo arrivano una quindicina di partigiani comunisti, con fazzoletti rossi e ben armati. Li guida Dante Paci, un militante comunista della cellula di Bergamo: piccolo, con due begli occhi lucenti che esprimevano la sua volontà e la sua dedizione quasi fanatica alla causa, un braccio al collo, il volto stanco, gli abiti impolverati, ecco come lo vidi la prima volta nel dicembre  del 1943 a Oltre il Colle”. Egli fu catturato al Colle di Zambla, con tutto il suo gruppo della 171° Brigata Garibaldi, che dirigeva, dopo essere rimasto senza munizioni, in uno scontro a fuoco durato tre ore con forze fasciste molto superiori e che avevano provocato un morto (Valdo Eleuterio) e diversi feriti. Il 16 gennaio 1944 Dante Paci venne tradotto presso le carceri di Bergamo dove, con gli altri catturati, fu sottoposto a pesanti interrogatori e torture che si protrassero fino al giorno della fucilazione. Il 20 maggio 11 giovani del suo gruppo vennero rilasciati dal carcere con “l’obbligo della partenza militare”. Invece Dante Paci ed Aldo Battagion, considerati comandanti della formazione, vennero trattenuti: Battagion fu poi inviato in campo di concentramento. Dante Paci invece rimase a Sant’Agata per sei lunghi mesi. Nella notte tra il 19 e il 20 luglio venne ucciso per motivi personali il commissario prefettizio di Scanzorosciate e il giorno dopo furono arrestati in Bergamo numerosi antifascisti accusati ingiustamente del delitto, ma poi rilasciati in serata. La mattina seguente 21 luglio 1944 Dante Paci, condannato a morte per rappresaglia in conseguenza di quel delitto, venne fucilato con i partigiani Mario Aldeni, in carcere dal 12 febbraio, e Silvio Belotti, catturato la sera del 20 luglio. L’esecuzione avvenne per mano di fascisti repubblichini davanti al cimitero di Bergamo.
Dopo la sua morte, la 171° Brigata Garibaldi operante nella pianura bergamasca, in Dalmine e nelle zone limitrofe, venne allora denominata, come detto, “Dante Paci” oltre che per il valore della persona, forse perché era nato in Sforzatica dove abitava la sua famiglia che era però di chiare origini marchigiane. Dante aveva in paese radici sovversive ben solide se consideriamo che Angelo Leris, noto antifascista dalminese, nelle sue memorie ricordava, tra i suoi amici comunisti, i fratelli Paci, che erano cinque. Angelo Ratti, sovversivo più volte incarcerato, annoverava tra i compagni dalminesi Carlo, uno dei fratelli Paci. Anche una sorella, Adele, risulta nativa di Sforzatica.
Dante Paci venne insignito della medaglia d’oro al Valore, alla memoria.

Nel 1965, in occasione della festa del 25 Aprile, la città di Bergamo volle rendere onore a Dante Paci con un pubblico riconoscimento della città alla sua memoria con una pergamena ed una medaglia consegnate ai familiari. Questo omaggio al sacrificio del giovane partigiano avveniva dopo l’intitolazione di una via cittadina risalente al 16 luglio 1961. Altre località nella bergamasca hanno capito il valore delle scelte di vita di Dante Paci e gli hanno reso omaggio. Suona strano invece da quel lontano 21 luglio 1944 il silenzio che, proprio nel suo paese d’origine, Sforzatica di Dalmine, ha accompagnato il dramma della fucilazione per rappresaglia di Dante Paci. A Dalmine era giunto dalle Marche suo padre Augusto, probabilmente per lavoro, come molti dipendenti specializzati assunti dal grande complesso siderurgico ”Mannesmann”, sorto a inizio secolo. Era a Dalmine che la famiglia era conosciuta e ben radicata. Era a Dalmine che Dante aveva distribuito volantini anti regime prima di darsi alla macchia in montagna. Si può pensare che l’immane tragedia collettiva del bombardamento di Dalmine di quel tragico 6 luglio 1944, abbia inizialmente offuscato drammi individuali come quello di Dante Paci. Ma neppure ora che sono passati quasi ottant’anni ci sono segni che lo ricordino a Dalmine, il suo paese, e sembra che ormai poche persone sappiano di quel ragazzo, nato e cresciuto a Sforzatica, che aveva poco più che vent’anni quando fu ucciso perché credeva nel nostro diritto alla libertà.


Dalmine, giugno 2021 fac/

 

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XX anniver. resistenza   Bergamo -- Via Dante Paci

 


Bibliografia:
A. Bendotti, Banditen, 2015; Anpi Dalmine Pannelli di vite partigiane dalminesi, G. Scudeletti – M. Tosoni, La libertà riconquistata, 2007; Archivio di Stato di Bergamo, 25 aprile 2021 Ufficio Patrioti. Proposte di conferimento medaglie e croci al merito. Foto, archivio privato.



NB: I data 17 giugno 2021 è stata presentata una interrogazione in comune di Dalmine e approvata all'unanimità, su proposta della minoranza, per l'intitolazione di uno spazio o via cittadina a Dante Paci, eroe della Resistenza Sforzatichese. Siamo fiduciosi in una intitolazione al più presto