q704ripartenzaAvanti a tutta, o quasi, in ordine sparso, l'un contro l'altro armati. Con il premier in mezzo, con nulla in mano se non la rabbia per un'impasse che allontana o complica la Fase due e perfino per la Fase uno e mezzo che almeno metterebbe qualche cavallo in più al motore di un Paese bloccato. Un piano di riapertura, secondo logica, dovrebbe dare priorità a settori con più elevato beneficio economico e con minor rischio per i lavoratori. Si prevede un ombrello da 55 miliardi per proteggere imprese, famiglie e lavoratori dai danni del coronavirus, fondi da distribuire: ma quando arriveranno e se arriveranno.

La task force, nominata dal governo, per tracciare una strategia di riapertura delle attività produttive ha davanti un difficile compito: trovare un ragionevole bilanciamento tra la ripartenza delle attività economiche e la protezione della salute dei lavoratori. Sono quindici gruppi di lavoro con 450 esperti (troppi!!!…) che analizzano la situazione dell'Italia per consigliare il governo sulle migliori misure da mettere in atto, finora non hanno partorito un gran che. Questo compito avrebbe dovuto essere di competenza dei ministeri e relativi ministri ma sembra che questi non siano all’altezza. Andiamo bene.
Il Paese scalpita e la bella stagione è iniziata, non sarà possibile non offrire a qualche attività almeno qualche certezza, sappiamo anche che l’accensione di un nuovo focolaio sarebbe una catastrofe. Perciò ci si muoverà con molta prudenza. E’ comunque una situazione molto triste, ho apprezzato ancora una volta la serietà degli italiani, gran parte dei quali non ha infranto le regole. Oggi finalmente, con molta cautela, qualche attività sta riprendendo, ma ancora molti italiani non possono lavorare, tanti di loro hanno già perso o rischiano di perdere il lavoro, tanti imprenditori, soprattutto i più piccoli, rischiano di chiudere l’attività alla quale hanno dedicato la vita. Una parte della sinistra non vede l'ora di sfruttare questa crisi per una campagna di nazionalizzazioni e un forte aumento della tassazione, questo è il contrario di quello che dobbiamo fare. Per superare la crisi, occorre un intervento di emergenza, immediato e di breve periodo, che solo lo Stato è in grado di assicurare, del resto i soldi impiegati dovranno poi essere tutti rimborsati dai cittadini…... Ma guai se questo fosse il pretesto per un nuovo statalismo, la ricostruzione dev'essere affidata solo ed esclusivamente al lavoro e al mercato.
La pandemia trasformerà la nostra società? Non credo. Non si è mai visto che gli aiuti governativi possano davvero risolvere da soli le questioni sul campo, siano esse dovute a crisi sanitarie, economiche o sociali. Vi è sempre la necessità che le imprese, quelle sane, quelle attive, quelle gestite da imprenditori volenterosi e illuminati, guidino la ripresa con idee, visioni e capacità sopra la norma. Siamo un paese ricco d’imprenditori ingegnosi e laboriosi che trovano, anche nelle difficoltà, il modo di esprimere il meglio di sé, hanno solo bisogno di molta fiducia. Il governo dovrebbe essere semplicemente al loro fianco.


Dalmine, maggio 2020                                fac/