r172areafesteL’Amministrazione Comunale di Dalmine ha inserito l’Area Feste nel Piano delle Alienazioni, indicando quindi l’intenzione di venderla al miglior offerente. L’area misura circa 13.000 metri quadrati e una sua parte ricade nel corridoio ecologico est–ovest, una zona verde tutelata dal PGT al confine con Lallio. Il valore è stato stimato in circa 1,6 milioni di euro tramite perizia tecnica comunale. L’area è recintata e ben servita di strada e servizi vari. Durante il Consiglio Comunale,

l’Amministrazione, il sindaco, ha fornito risposte superficiali alle domande poste dai consiglieri di minoranza (Nostra Dalmine e Partito Democratico), chiarendo che “si sta dialogando con una grande azienda del territorio in cerca di nuovi spazi”, per ora senza specificare chi e per che cosa.
Vendere l’Area Feste è senza alcun dubbio un grosso errore: il terreno in questione è uno degli ultimi spazi comunali strategici, fuori dal centro abitato, perfetto per eventi, cultura, sport e attività di comunità. L’area va valorizzata! La vendita rischia di aumentare il consumo di suolo e traffico, senza portare benefici certi alla città stessa. Prima di vendere un bene pubblico, l’Amministrazione dovrebbe presentare progetti chiari, motivazioni solide e alternative valutate. Niente di tutto questo è stato fatto. Le minoranze hanno quindi chiesto il rinvio del punto per non votare senza informazioni adeguate. Anche il Consigliere di Maggioranza Iodice ha ritenuto anomalo non avere tutte le informazioni e ci sembra più che logico. Durante le votazioni tutti i consiglieri comunali di minoranza hanno abbandonato l’aula, seguiti anche dal consigliere di maggioranza Iodice, con l’obiettivo di far mancare il numero legale e rinviare il punto all’ordine del giorno. Da notare l’assenza di tanti consiglieri della maggioranza che è riuscita lo stesso a mantenere per poco il numero legale. Restano comunque incerti la destinazione futura dell’area (un nuovo sito produttivo? un’area commerciale?), l’impatto sul traffico, il consumo di suolo e la mancanza di una visione per la sua valorizzazione pubblica e l’amministrazione su questi quesiti non ha fornito risposte esaurienti. Facciamo notare che questo fatto si traduce in una perdita quasi totale delle sue funzioni di terreno, che  è una delle principali cause di degrado ambientale e porta a conseguenze economiche e sociali negative, come la diminuzione della capacita di assorbire acqua.
Dal rapporto Consumo di suolo ediz. 2025:  I dati dell’ultimo anno (2024) mostrano una crescita significativa del consumo di suolo: 83,7 km² di territorio trasformato in aree artificiali, con un incremento del 15,6% rispetto al 2023. Il ritmo raggiunge i 2,7 m² al secondo, pari a quasi 230.000 m² al giorno.  La crescita delle superfici artificiali è solo una piccola parte.         Il consumo di suolo in Italia è un fenomeno in accelerazione che richiede risposte urgenti e coordinate. La sfida è duplice: da un lato, contenere l’espansione urbana e infrastrutturale; dall’altro, promuovere il ripristino ecologico e la resilienza territoriale. Le nuove normative europee offrono strumenti e obiettivi chiari, ma sarà fondamentale il coinvolgimento attivo di istituzioni, cittadini e imprese per invertire la rotta e garantire un futuro sostenibile al nostro Paese. In particolare, il regolamento europeo sul ripristino della natura impone l’azzeramento della perdita netta di aree verdi urbane entro il 2030 e il loro incremento dal 2031.  Lo stop al consumo di suolo dovrebbe avvenire sia minimizzando gli interventi di artificializzazione, sia aumentando il ripristino naturale delle aree più compromesse, quali gli ambiti urbani e le coste, ed è considerato una misura chiave anche per l’adattamento agli eventi estremi. Arrestare il consumo di suolo nel nostro Paese permetterebbe, in definitiva, di fornire un contributo fondamentale per affrontare le grandi sfide poste dai cambiamenti climatici e dal dissesto idrogeologico.

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 Planimetria area feste

 

   Da Google maps    L'Eco di Bergamo

 


Dalmine, dicembre 2025      fac/